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poste italianeSASSARI. Per la prima volta – da quando hanno iniziato la battaglia – si sono divisi: nel senso che un gruppo è partito in marcia verso Campanedda e l'altro è rimasto a Palmadula per continuare la raccolta delle tessere elettorali che tra oggi e domani saranno restituite al Comune di Sassari. Tutti insieme, invece, hanno deciso di chiudere i conti correnti e di spostare i propri risparmi in banca.

Le borgate della città da giorni protestano contro la decisione di Poste Italiane di chiudere l'ufficio di Palmadula – il più centrale della zona – e di trasferirlo a Campanedda. Presidiano lo stabile giorno e notte, lì davanti hanno passato il Capodanno, tutti compatti. Lì padre Alberto ha celebrato la prima messa del 2013, lì è andato il sindaco Gianfranco Ganau per spiegare alla popolazione che il Comune di Sassari è dalla loro parte in questa battaglia. Alla gente delle borgate hanno espresso solidarietà consiglieri regionali e associazioni di categoria. Ma Poste italiane, per il momento, non sembra voler tornare indietro: l'ufficio è stato già trasferito nella borgata di Campanedda, molto più distante rispetto a Palmadula, e ieri una delegazione ha spostato qui la protesta occupando l'ufficio al grido di «Vergogna!». Perché, è chiaro, per gli abitanti di queste zone a economia prevalentemente agropastorale il trasferimento dell'ufficio ha un significato che va ben al di là dello spostamento "fisico" di un servizio. Questa scelta ha il sapore dell'abbandono, di un pericolo che, inutile negarlo, è dietro l'angolo: isolamento. «Iniziano con l'ufficio postale – spiegavano in questi giorni gli abitanti della Nurra – poi toccherà alla farmacia, poi ai carabinieri e magari anche alle scuole». Facile dunque capire la rabbia della popolazione che vede violato un diritto sacrosanto. Nelle borgate non passano gli autobus, c'è un altissimo tasso di residenti sopra i 70 anni, tutti pensionati quindi. Come potranno raggiungere l'ufficio di Campanedda quando dovranno sbrigare anche la più piccola pratica? Tanto per fare qualche esempio: gli abitanti della borgata di Biancareddu per raggiungere Palmadula percorrevano 17 chilometri, per arrivare a Campanedda dovranno farne invece 52, quelli dell'Argentiera prima ne facevano 12, ora 48, L'Eremitu dista da Palmadula 8 chilometri e da Campanedda 26, gli abitanti di Canaglia percorrevano 12 chilometri per raggiungere l'ufficio postale di Palmadula, ora dovranno farne 36 per arrivare a Campanedda. Numeri che per una grossa società probabilmente hanno ben poco valore ma che per chi percepisce 400 euro di pensione e soprattutto non ha la possibilità di spostarsi comodamente da una borgata all'altra hanno tutto un altro significato.

«Questo è un territorio svantaggiato – ha spiegato Antonangelo Piras, ex direttore di Confagricoltura – e la chiusura del servizio è un disastro. Pensiamo solo ai contributi comunitari che venivano veicolati attraverso quell'ufficio. Ora passeranno a Sassari, immaginiamo quali ritardi si creeranno».

Ecco perché la comunità della Nurra ha scelto la strada della ribellione pacifica. «Non ci convince il presunto impegno delle istituzioni – hanno detto ieri – Ora pretendiamo segnali più forti e azioni concrete».

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