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poste italianeDa La Nuova Sardegna del 06 gennaio 2013

SASSARI. L'ufficio postale di Palmadula continua a far parlare di sè e a suscitare reazioni. L'ultima in ordine di tempo arriva da A Manca pro s'Indipendentzia: «Quanto sta succedendo a Palmadula – spiega Cristiano Sabino – dimostra che i sardi, specie i cittadini di paesi e borgate, non hanno nulla da sperare dall'Italia e dai servizi da essa erogati.

Lo stato italiano smantella i servizi essenziali mentre aumenta le tasse sui beni di consumo più popolari, sulle prime case e sulle attività produttive. Lo stillicidio di poste, scuole, presidi medici, fermate e servizi vari è quotidiano. Stavolta a fare le spese della malagestione coloniale della nostra isola è Palmadula». A Manca tanto per cominciare punta il dito contro il disagio enorme che si è venuto a creare considerata l'assenza di collegamenti tra borgate: «L'Arst, infatti, non presenta che due corse al giorno, di cui una alle 8 e l'altra alle 14, orario in cui le poste sono chiuse. Stessa sorte per chi lavora e non può allontanarsi per il tempo necessario per raggiungere Campanedda e tornare indietro».

I cittadini di Palmadula stanno ormai protestando da giorni contro la decisione di Poste Italiane di trasferire l'ufficio nella borgata di Campanedda. Ma al momento niente è cambiato. «Le scelte delle Poste Italiane – rincara la dose A Manca – sono determinate soltanto dalle performance del profitto e non dalle reali esigenze di un territorio fortemente debilitato dalla crisi economica e abbandonato dalle politiche comunali, regionali e statali. Le ragioni della protesta dei cittadini di Palmadula, però, non devono essere solo logistiche, ma politiche, perché obbediscono a una precisa linea di smantellamento delle attività commerciali e agropastorali».

Intanto il sindaco Gianfranco Ganau ha sollecitato la convocazione del famoso tavolo tecnico tra prefettura, amministrazione comunale e direzione provinciale di Poste Italiane per capire come stiano realmente le cose.

Da una settimana gli abitanti presidiano l'ufficio postale, sono andati in marcia fino a Campanedda per portare anche lì la protesta, hanno passato i giorni di festa davanti alla porta di quell'ufficio ormai chiuso. Stanno vivendo un disagio enorme – persone anziane senza auto e senza poter usufruire di mezzi pubblici non sanno come raggiungere il nuovo ufficio – ma sembra che questo a chi di dovere importi poco considerato che, a oggi, la situazione non è cambiata.

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